Gruppo escursionisti
Qualcuno afferma di quanto sia bello starsene seduti su un monte mangiando un gelato e guardando il panorama. Altri, invece, dicono che è meraviglioso scendere giù a valle sciando tra le bianche cime, oppure starsene seduti a prendere il sole nelle terrazze degli alberghi o nei ristori di alta quota, ancora meglio se nel mentre si sorseggia un cocktail.No, per noi è l’esatto opposto: “ viviamo la montagna, ci saliamo, ci fermiamo sulla cima. Ma con una profondità diversa, con un altro linguaggio, un altro significato”.
Ed è estremamente difficoltoso spiegare in un breve articolo le nostre impressioni, ci limiteremo infatti a fornire degli spunti. Innanzitutto, quando si parla di montagna, noi intendiamo “salire” la montagna come attività etica e morale. Ci si abitua a fissare un obiettivo (la cima) e a raggiungerlo con lo sforzo giusto. E’ un confronto solitario e rischioso con se stessi, ma al tempo stesso vi è la felicità nell’oltrepassare i propri limiti (fatica, sforzo) e a vincere le proprie paure. Mettersi in cammino nel sentiero e salire è un tragitto parallelo al proprio percorso di pensiero, che deve essere rivolto sempre verso l’alto (trascendenza). Ognuno può prendere così il proprio percorso: che sia più o meno impegnativo non importa, ciò che importa è salire ed arrivare alla meta. L’atto del salire, il porsi sulla via. Facendo un parallelismo con la vita, non conta solo arrivare all’obiettivo raggiunto ma conta anche il come, lo stile. Mentre si sale ci si disabitua al ciarlare, al parlare inutilmente, si è concentrati e si comprende meglio l’importanza del silenzio, in contrapposizione al contesto quotidiano, dove tutto è caotico e assordante. In questo contesto si è evidenzia, quindi, un altro concetto: colui che è abituato alle altezze montane può guardare in basso senza vertigini, mentre colui che si mette in cammino per le colline non può comprendere l’esistenza della pianura sotto di sé. La nostra ultima considerazione è che scalare una montagna, fare un’escursione, non è una questione puramente astratta: è fatica, è pericolo, ed è per questo che la montagna ignora i compromessi (proprio come dovrebbe essere l’uomo con il proprio carattere) e ci mette a nudo con noi stessi. Nel “gioco” tra l’escursionista e la montagna, non si può barare, l’escursionista può contare solo sulle proprie forze.
Lasciamo ad Omar Vecchio, attraverso due sue brevi affermazioni, la conclusione: “ In montagna… tutto è meno turistico, è più severo, più militare”, “considero l’alpinismo un arte marziale occidentale moderna”.
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